Fra i vari preparativi di un matrimonio che bisogna affrontare e risolvere, il viaggio di nozze è certamente il più impegnativo e delicato. Mi accingevo ad affrontare questo problema, all’avvicinarsi della fatidica data delle nozze, cercando fra le varie agenzie di viaggio la soluzione ottimale e, soprattutto, più gradita alla mia compagna e futura moglie.
Depliants, fotografie e descrizioni varie che illustravano luoghi stupendi, alberghi da sogno con piscine e vedute meravigliose, sfilavano davanti ai miei occhi, ma rimanevo indeciso e quanto mai perplesso. Infine l’impiegato di una agenzia mi propose Positano, località che conoscevo solo di nome. “Un luogo di sogno” continuò “il luogo dove abitavano le Sirene. Pensi che Ulisse dovette attraversare quel tratto di mare legato all’albero della sua nave per non cedere alla bellezza di quei luoghi!” mi consigliò, strizzandomi l’occhio.
Quest’ultima proposta e la storia di Ulisse, con la prospettiva di scoprire un luogo magico, eccitò la mia fantasia di novello sposo e sciolse ogni riserva, così, convinto della mia scelta, accettai la proposta di Positano.
Arrivai a Positano di notte. Ebbi subito l’impressione di essere capitato in un paese fuori dal comune, in un presepe, un paese fatto di case che sembravano sospese fra cielo e mare. Le luci esaltavano questa sensazione creando l’immagine di un paese da fiaba. Mi veniva quasi spontaneo girare intorno in cerca delle belle fatine, mi trovai accanto la mia sposa e le comunicai questa sensazione meravigliosa. La nostra felicità fu immensa. Avevamo trovato il nostro nido d’amore . Il luogo ideale dove passare la nostra luna di miele.
Il mattino successivo il nostro risveglio fu allietato da un panorama mozzafiato che si apriva davanti ai nostri occhi. Pensavo che avrei fatto, con ogni probabilità, la fine di Ulisse: per portarmi via da Positano avrebbero dovuto farlo forzatamente. Ma le nostre meraviglie non erano terminate, anzi, erano appena iniziate. Percorremmo le stradine di Positano, immergendoci in quella magica atmosfera che ci aveva accolti dal primo momento. Scoprimmo una miriade di negozi di abbigliamento, con modelli originali e una fantasmagoria di colori che fecero letteralmente impazzire la mia giovane sposa e… la mia carta di credito!
Nei tipici ristoranti di Positano scoprimmo sapori della cucina mediterranea a noi ignoti.La fiaba continuava e mi chiedevo cosa avrebbe fatto il povero Ulisse se all’epoca fosse esistito anche tutto questo: probabilmente avrebbe divelto l’albero maestro della nave dove era legato!
Il secondo giorno decidemmo di visitare Amalfi. La strada costiera è indescrivibile e mi tornava in mente la frase di Bacchelli riportata sul depliant dell’albergo “la strada è di una bellezza che smarrisce il rimpianto nell’ammirazione!”
Oltrepassato il bivio di Conca dei Marini ci apparve Amalfi. Un gioiello incastonato nella costa!
Una sintesi di storia italiana, bellezze naturali ed architettura mediterranea. Le stradine strette, medioevali, ci riportarono indietro nel tempo. La Tabula Amalphiae, gelosamente custodita nel Comune, ci ricordava il ruolo avuto da questa repubblica nella storia della marineria, con la promulgazione del primo codice marinaro. Il Duomo poi, il monumento più importante della Costiera, era la testimonianza più autorevole dello splendore della Repubblica di Amalfi. Eravamo immersi in un millennio di storia! Una particolare attenzione la dedicammo anche all’artigianato locale:
il limoncello, fatto secondo un’antica ricetta che valorizza lo “sfusato amalfitano”, un limone tipico della costiera, dal profumo delicato e particolare; le antiche cartiere, dove ancora oggi si produce la famosa carta di Amalfi seguendo diligentemente le antiche metodologie. Completammo la giornata con una visita a Ravello “La perla della costiera”.
Una posizione incantevole. Dall’alto domina il golfo di Salerno con l’autorevole consapevolezza della propria importanza strategica, panoramica e storica. Ravello, conosciuta già dai Romani come una località turistica, ha sempre mantenuto questo ruolo. Nel Medioevo fu scelta dal Petrarca come luogo di riposo ed in tale periodo il Petrarca ha descritto e ci ha tramandato il terribile cataclisma che fece sparire sotto le onde del mare gran parte della città di Amalfi e un lungo tratto di costa. Notevoli sono le due ville per cui è famosa Ravello, oltre il Duomo: Villa Rufolo e Villa Cimbrone. Quest’ultima, ristrutturata dal Vanvitelli, presenta un’allegoria degna di nota: oltrepassato l’ingresso il visitatore si trova di fronte un viale che va verso il mare. Avanzando in detto viale si apre davanti ai suoi occhi uno scenario sempre più vasto fino ad arrivare ad un piazzale che domina tutto il golfo di Salerno, con uno strapiombo di circa trecento metri sul mare. Al suddetto viale il Vanvitelli ha attribuito il significato della conoscenza umana, che diventa sempre maggiore man mano che si va avanti, il piazzale finale rappresenta poi la meta che troviamo al termine delle nostre conoscenze ed infatti è ornato da busti di uomini illustri. Al viale è stato dato il nome suggestivo di viale dell’Infinito, mentre lo spiazzo terminale è stato denominato piazzale dell’Immensità.
La visita al Museo del corallo ha concluso la nostra gita a Ravello e la nostra seconda giornata.
Il terzo giorno abbiamo optato per una gita a Capri, tappa obbligatoria per la fama meritata ed indiscussa dell’isola. Ci siamo imbarcati su un battello locale dal molo di Positano. Definire stupenda la traversata non le rende il giusto merito. Davanti ai nostri occhi scorrevano dei luoghi incantevoli: La grotta dell’acqua con i suoi colori azzurro intenso; le rocce denominate “la cattedrale” che si ergevano superbe sul mare; la spiaggia di Nerano; la Baia di Jeranto, parco nazionale marino; Punta Campanella; il golfo di Napoli in lontananza, Sorrento alla nostra destra ed infine di fronte a noi apparve… Capri, nobile, pigra, lussuriosa, che si adagiava sul suo mare azzurro smeraldo. Descrivere Capri, le sensazioni che provoca e le varie impressioni non è cosa da poco, dico soltanto che è un’esperienza unica che vale la pena di vivere e per cui vale la pena di vivere! La funicolare, con i suoi scenari su Capri e sul Golfo di Napoli; la Piazzetta, con il suo fascino nobile, civettuolo e discreto; le sue stradine ricche di sfavillanti e lussuosi negozi …altro duro attentato alla mia carta di credito! Il tutto formava un mondo irreale, da sogno. Capivo sempre più Ulisse legato all’albero della Sua nave. Io, invece, misero mortale, camminavo a briglia sciolta, esposto a tutte le tentazioni mie e soprattutto di mia moglie. Presi per buona la famosa massima di Oscar Wilde: “Il modo migliore per vincere le tentazioni è cedergli!” Faceva al mio caso e non faceva una grinza!
Visitammo la stupenda villa di Axel Munde, la villa di Tiberio ed infine esausti, ma felici, ci imbarcammo per Positano.
Il giorno successivo decidemmo di effettuare un’escursione a Sorrento, il cui nome ci evocava vari ricordi romantici. La storia di Caruso, le canzoni composte da tanti musicisti che si erano ispirati ai suggestivi panorami della città erano un richiamo irresistibile. Partimmo in macchina da Positano e, su suggerimento del proprietario dell’albergo, ci dirigemmo sulla statale per Sant’Agata sui due Golfi. Scegliemmo questo percorso più lungo, ma panoramico. La strada è denominata “Nastro Azzurro” e il nome, per quanto suggestivo, non le rende merito. E’ una strada che corre alta sulla dorsale della penisola sorrentina. Dopo i primi tornanti, lo scenario che si aprì davanti ai nostri occhi fu semplicemente meraviglioso: Si vedevano contemporaneamente il Golfo di Napoli ed il Golfo di Salerno, con Positano e Paiano e di fronte i monti Lattari. La strada stessa sembrava correre fra le nuvole, il Paradiso pareva ubicato ad un palmo dalle nostre mani! Lo scenario, con angolazioni diverse, ci accompagnò fino a Sant’ Agata sui due Golfi, da dove proseguimmo poi per Termini. Ci dirigevamo verso le bocche di Capri, e Capri ci apparve ancora in tutta la sua maestosità. Praticamente lo stesso itinerario del giorno precedente, ma questa volta via terra. Arrivati a Termini, rivedemmo dall’alto il piccolo ma emozionante tratto di mare che separa Capri dalla terraferma e che si sublima nella spettacolare Baia di Ieranto. Pochi chilometri dopo eravamo arrivati a Sorrento.
Sorrento è una graziosa cittadina turistica, ricca di luoghi romantici e suggestivi. La Villa Comunale
offre un panorama meraviglioso del Golfo di Napoli e tante suggestioni offre anche una visita all’Hotel Vittoria, tipico albergo degli anni venti, romantico e riservato. Una strana e inspiegabile nostalgia ci colse (ci sorprendemmo a canticchiare, inconsciamente, Torna a Surriento).Una stradina poi ci colpì particolarmente: Il vicolo S. Cesareo. Parallelo al Corso principale di Sorrento, è una stradina stretta e lunga, piena di negozietti e botteghe di vario genere che offrono una varietà unica di colori. Questo è il centro commerciale e turistico di Sorrento. Si trova di tutto, dalle primizie ortofrutticole ai gioielli, dagli oggetti in corallo e cammei, ai lavori di intarsio in legno, vera e propria tipicità dell’artigianato sorrentino. La visita a Sorrento è stata un’esperienza deliziosa, specialmente per noi che desideravamo una luna di miele ricca di emozioni diverse.
Il giorno successivo decidemmo di visitare Pompei. Non poteva mancare una tappa così importante in un viaggio che fino ad ora era stato semplicemente straordinario.
Visitare Pompei è un viaggio nel tempo. Un viaggio in duemila anni di storia, Sembra incredibile che una città di circa cinquantamila abitanti sia stata spazzata via in pochi giorni da un vulcano che a guardarlo sembrava solo un docile gigante buono addormentato. I ruderi delle varie abitazioni, negozi ed edifici varii testimoniano l’opulenza e la grandezza di una civiltà tanto lontana eppure a noi tanto vicina, quasi contemporanea. Sembrava tutto essere avvenuto da una settimana e non da duemila anni.
Aggirandoci fra queste rovine avevamo l’impressione di sentire la vita di questa città. Tutto sembrava ancora vivo, presente. Socchiudendo gli occhi vedevamo gli abitanti, avvolti nelle loro tuniche, svolgere tranquillamente le loro mansioni quotidiane,
Un’altra giornata interessante! Forse la più interessante! Ancora una nuova, irripetibile, emozione!
Il giorno successivo, ultimo giorno della nostra vacanza – luna di Miele, decidemmo di trascorrerlo di nuovo
a Positano. Ci beammo di una lunga passeggiata sulla spiaggia sotto un sole estivo, benché fossimo in Autunno inoltrato, che inondava la superficie del mare di una miriade di luci scintillanti. Scoprimmo una stradina meravigliosa, romantica, che unisce le due spiagge costeggiando il mare, sempre
di un azzurro limpido e intenso. Eravamo felici . In serata ci recammo a Montepertuso, un piccolo villaggio situato sulla montagna che domina Positano a quattrocento metri circa sul livello del mare. Questo villaggio prende il nome da un costone che lo sovrasta che è attraversato da un enorme buco alto circa ottanta metri. Questo buco ha la particolarità di essere attraversato dai raggi del sole nei mesi estivi e dai raggi lunari in alcune ore delle notti di luna piena. Pare che, tali caratteristiche siano comuni solamente ad altre tre montagne forate che si trovano in India. La strada rotabile che porta a questo villaggio è una caratteristica strada di montagna, sale lungo il costone e ad ogni svolta offre un panorama diverso. Man mano che si sale il paese sottostante diventa più piccolo e la veduta della costa sempre più ampia. Ad un certo punto, nelle vicinanze del ristorante dove eravamo diretti, vedemmo tutta la penisola sorrentina, con in fondo i Faraglioni di Capri! Una veduta paradisiaca simile a quella di Sant’Agata sui due Golfi.. Anche Positano, vista dall’alto, incastonata fra la montagna ed il mare, era uno spettacolo che ci lasciava letteralmente senza fiato. Eravamo felici di aver legato il ricordo di un viaggio così importante per noi ad un posto così stupendo. Abbiamo solennemente giurato di ritornarci, magari con i nostri figli…
Il ritorno è stato caratterizzato da uno strano sentimento: eravamo felici e tristi nel contempo. Questo controverso stato d’animo mi riportò in mente un’altra frase di Bacchelli, che avevo letto sempre sul depliant dell’albergo: “ Quando la mente ritorna a Positano la rivede più austera e più nobile, melanconica pure, sorridente nella melanconia”.